Negli ultimi anni l’attenzione per i disturbi dell’apprendimento è notevolmente aumentata e ciò ha portato ad un incremento delle diagnosi di disgrafia.
Ma in cosa consiste questo disturbo?
Con il termine disgrafia si intende la difficoltà che una persona incontra nello scrivere a mano.
Generalmente, un soggetto disgrafico ha una calligrafia illeggibile, irregolare, con caratteri eccessivamente piccoli; spesso la scrittura richiede tempi molto lunghi ed un dispendio di energie eccessivo.
La stesura di un testo, indipendentemente dalla tipologia e dalla lunghezza, richiede l’attivazione di più funzioni mentali in contemporanea. Se l’alunno che scrive non ha una certe destrezza di esecuzione, è probabile che lo sforzo di realizzare correttamente ogni singolo grafema sia tale da impedirgli di concentrarsi sul contenuto e sulla pianificazione della frase.
Per questo motivo, i soggetti disgrafici hanno spesso rendimenti scolastici bassi, nonostante il profilo cognitivo risulti nella norma. Al fallimento, come spesso accade nei soggetti con DSA, consegue un senso di frustrazione, inadeguatezza e rabbia, che non sempre genitori ed insegnanti sono in grado di comprendere.
Ancora oggi, la disgrafia è un problema poco trattato e spesso sottovalutato, mentre sarebbe auspicabile che alla diagnosi seguisse un training con esercizi mirati per migliorare la coordinazione oculo-manuale, la precisione e la velocità di esecuzione.

